Durante la colonizzazione spagnola del Nuovo Mondo, nei secoli XVI, XVII e XVIII, i galeoni partivano dalla Spagna per trasportare merci alle colonie e tornavano carichi di oro e argento estratti in Colombia, Perù e Messico. Molte di queste navi affondarono nel Mar dei Caraibi, attaccate dai pirati o colpite dagli uragani. In questi secoli, furono letteralmente migliaia le navi (non soltanto spagnole, ma anche inglesi, francesi, olandesi, di pirati e negriere) colate a picco nelle acque verde-blu dei Caraibi.
La frequenza dei naufragi spronò gli Spagnoli a organizzare delle operazioni per il recupero dei carichi affondati. Verso il XVII secolo, la Spagna si era ormai dotata di flottiglie di salvataggio ancorate nei porti di Portobelo a Panama, dell’Avana, a Cuba e di Veracruz, in Messico. Queste flotte attendevano notizie di naufragi e quindi partivano immediatamente verso i luoghi degli incidenti, dove tuffatori dei Caraibi e delle Bahamas – e in seguito schiavi africani – venivano impiegati per setacciare i vascelli affondati e il fondo marino circostante. In diverse occasioni, le forti tempeste spazzarono via intere flotte, con terribili perdite di vite umane e carichi.
Già nel decennio 1620, i recuperatori utilizzavano campane subacquee di bronzo per aumentare il tempo d’immersione. Queste campane, che venivano immerse verticalmente dalla nave, conservavano l’aria nella parte superiore. I tuffatori vi si introducevano quindi per respirare, riposarsi e osservare la situazione. Col tempo, questi sub divennero estremamente abili e l’attività di recupero molto redditizia. Così redditizia che anche gli Inglesi, di stanza alle Bermuda e alle Bahamas, entrarono nel business verso la fine del XVII secolo. E i pirati, come si può ben immaginare, erano sempre felici di imbattersi in un’operazione di recupero.
In questi ultimi decenni, il perfezionamento delle attrezzature per le immersioni e i recuperi subacquei ha portato a un’esplosione dI questo tipo di imprese nei Caraibi. Nella maggioranza dei casi, i recuperatori riescono a tenere per sé una porzione dei tesori riportati alla luce, ma la parte più consistente viene sempre affidata al governo dei paesi nelle cui acque è stato effettuato il recupero. Tra gli oggetti che più di frequente riemergono dalle profondità marine, vi sono le monete d’argento coniate in Spagna e portate nel Nuovo Mondo. Di quando in quando, queste monete si trovano in vendita nelle gioiellerie di Santo Domingo; quelle vere sono sempre accompagnate da un attestato di autenticità del governo.
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