Storia

Si potrebbe dire che la fondazione di Santo Domingo fu un atto di disperazione. Colombo inizialmente rivendicò La Villa de Navidad, l’attuale Haiti, come primo sito di colonizzazione spagnola del Nuovo Mondo. Ma al ritorno dalla Spagna in occasione del suo secondo viaggio, egli scoprì che insediamento e coloni erano stati distrutti dagli indiani taino; a malincuore vi rinunciò e si mise alla ricerca di un altro luogo in cui fondare una nuova patria lontano da casa.
Colombo non dovette andare molto lontano. A soli 110 km a est di La Villa de Navidad, ormai abbandonata, Colombo avvistò una tranquilla baia e si insediò lungo la costa. Egli battezzò la colonia La Isabela in onore della regina di Spagna ma, nonostante le speranze di Colombo, La Isabela fu assalita da molti problemi fin dagli esordi. Molti coloni si ammalarono e morirono di malattie sconosciute in Europa, il cibo era scarso, un incendio distrusse molti edifici e un uragano ne abbatté numerosi altri.
Nonostante tutti questi problemi, Colombo tornò in Spagna per riferire ai monarchi le sue scoperte a Cuba e in Giamaica. Durante la sua assenza, molti lavoratori si rivoltarono contro suo fratello Bartolomeo, che aveva assunto il comando della colonia. In questa situazione di anarchia i ribelli si trasferirono altrove e le cose peggiorarono ulteriormente per La Isabela.
Pochi erano i motivi per rimanere in questo luogo infausto, perciò Bartolo-
meo condusse i suoi seguaci verso sud in un punto sull’oceano che dava su un porto naturale nei pressi di un ampio fiume. Qui egli fondò Nueva Isabela, che più tardi sarebbe stata ribattezzata Santo Domingo.
Un evento interessante anche se poco noto di Santo Domingo è che in origine fu fondata sulla riva orientale del Rio Ozama (in questo luogo oggi sorgono una fabbrica di pane, un porto e una base navale). Nel 1502, a seguito di un uragano che distrusse gran parte della giovane colonia, il suo nuovo governatore, Nicolas de Ovando, decise di ricostruirla sulla riva occidentale del fiume. Sei anni più tardi l’insediamento ricevette la carta reale di Spagna, che la rese prima città europea nel Nuovo Mondo.
Il primo figlio di Colombo, Diego, fu nominato governatore della colonia nel 1509 e immediatamente ordinò la costruzione di una splendida residenza per sé e la propria famiglia. Oggi questa residenza ospita il Museo Alcazar de Colon (Museo Cittadella di Colombo). Il luogo è affascinante, poiché contiene molti mobili antichi e oggetti personali che si dice siano stati usati da Diego e dalla moglie, Dona Maria de Toledo. Dalle finestre sul lato meridionale del museo si può vedere il punto in cui le navi di Cristoforo Colombo di solito approdavano.
Nel 1511 la Corona spagnola istituì una nuova istituzione politica, la audiencia, che aveva come compito la verifica dei poteri del governatore. Quest’ alta corte costituita da tre giudici guadagnò con il tempo un potere enorme e nel 1524 fu designata Audiencia Real di Santo Domingo, con giurisdizione sui Caraibi, sulla costa atlantica del Messico e dell’ America centrale e sulla costa settentrionale dell’America meridionale. I suoi poteri comprendevano le funzioni amministrativa, legislativa e consultativa. Nei processi contro criminali comuni le sue decisioni erano definitive. Oggi l’edificio in cui il tribunale esercitava i suoi ampi poteri ospita un museo in cui sono esposti oggetti dell’epoca coloniale.

Il prestigio della capitale iniziò a scemare nei primi anni del XVI secolo con la conquista del Messico per mano di Hernan Cortés e la scoperta in questa nazione, e in seguito in Perù, di miniere da cui si estraevano quantità enormi di oro e di argento. Tale scoperta coincise con l’esaurimento dei depositi d’oro e della popolazione di schiavi taino a Hispaniola. Di conseguenza, molti coloni abbandonarono l’isola per andare in cerca di fortuna in Messico e in Perù e i nuovi immigranti provenienti dalla Spagna in molti casi non facevano nemmeno sosta a Santo Domingo.
Dalla metà del XVI secolo in poi, né Santo Domingo né l’isola nel suo insieme riuscirono a riconquistare neppure in minima parte l’influenza di cui avevano goduto all’inizio della conquista. Fino alla revoca dell’annessione di Santo Domingo da parte della Spagna avvenuta nel 1865, le condizioni economiche della colonia affondarono nella stagnazione. Questo non significa che la vita qui fosse noiosa; nel 1586, per esempio, il bucaniere inglese Sir Francis Drake conquistò la città e ottenne un riscatto per riconsegnarla al governo spagnolo. Nel 1655 una flotta inglese sotto il comando di William Penn tentò di conquistare Santo Domingo, ma fu costretta alla ritirata dopo aver incontrato una fiera resistenza.
Nel 1801 un leader temerario, l’ex schiavo originario di Haiti Toussaint L’Ouverture, marciò su Santo Domingo. Toussaint e le sue truppe presero il controllo della città senza incontrare alcuna resistenza; gli abitanti della città sapevano di non poter competere con l’esercito di ex schiavi e saggiamente non cercarono di difendersi. Durante l’occupazione, molti abitanti della città fuggirono in Venezuela o verso le isole vicine.
L’invasione di Toussaint pose fine, almeno temporaneamente, alla dominazione spagnola sulla parte orientale dell’ isola (la regione occidentale fu per qualche tempo sotto il governo francese e poi haitiano; v. Notizie su Hispaniola). Tuttavia, la sua conquista ebbe vita breve. Un anno dopo l’entrata delle sue truppe a Santo Domingo, una massiccia spedizione francese inviata da Napoleone Bonaparte raggiunse la città e cacciò gli Haitiani.
L’arrivo delle truppe francesi non diminuì le speranze degli Haitiani di porre tutta Hispaniola sotto il proprio dominio. Negli anni che seguirono crebbero le dimensioni dell’ esercito di Haiti, mentre diminuiva l’interesse della Francia a sostenere ulteriori sforzi a favore delle colonie nei Caraibi. L’8 marzo 1805, un esercito haitiano composto da 21.000 soldati veterani attaccò la città cinta da mura di Santo Domingo, all’interno della quale si trovavano 2000 arditi soldati francesi e 6000 residenti. L’assedio durò tre settimane, durante le quali i residenti – che avevano da tempo dato fondo a tutte le scorte – furono costretti a mangiare i cavalli, gli asini, i cani, i gatti e i topi.
Nonostante gli sforzi dell’esercito haitiano, di gran lunga superiore, per spazzare ogni segno del potere francese sull’ isola, l’assedio durò un tempo sufficiente perché i rinforzi francesi apparissero all’orizzonte. Quando gli Haitiani notarono che le navi francesi avevano continuato la rotta oltre Santo Domingo, dirette a ovest verso Haiti, interruppero la battaglia e iniziarono una lunga marcia di ritirata aspettandosi che i Francesi avessero occupato le loro città lasciate senza difesa. Invece, le navi francesi si erano spinte oltre, lungo la costa fino ad Azua, a soli 100 km a ovest di Santo Domingo, e quindi tornarono verso la capitale. I libri di storia non spiegano quale sia stata la particolare rotta scelta dai rinforzi francesi.
Un altro evento determinante nella storia della città si verificò la notte del 27 febbraio 1844 quando già da 22 anni tutta Hispaniola era sotto il dominio haitiano. Appoggiato da un’ondata di sentimento separati sta dominicano, un gruppo condotto da Francisco del Rosario Sanchez portò a termine un colpo di stato senza spargimento di sangue e assunse il controllo della città. Convinte di non potersi opporre all’insurrezione popolare, le autorità haitiane negoziarono a condizioni onorevoli con i Dominicani una resa pacifica e la partenza di tutti gli Haitiani deposti. Da allora i Dominicani festeggiano il 27 febbraio come Giornata dell’Indipendenza.
La storia di Santo Domingo viene trattata in Notizie su Hispaniola, ma va rilevato che gli eventi che si trovano ad affrontare gli abitanti della città non sempre sono politici. Nel 1930, un uragano brutale colpì Santo Domingo distruggendo migliaia di case di legno e causando la perdita di molte vite umane. Altri uragani assassini colpirono la città nel 1978 e 1987 e anche di recente nel settembre del 1998, quando l’uragano Georges imperversò sulla città a una velocità di 200 km/h. Fra coloro che morirono durante questo uragano ricordiamo gli sciacalli colpiti a morte dalla polizia e i detenuti affogati mentre cercavano di mettersi in salvo a nuoto da una prigione inondata dalle acque.

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